Il mio approccio

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Il mio approccio

Descrivere un approccio psicoterapeutico non è mai facile. Il rischio di finire in tecnicismi o semplificare troppo è sempre alto. Mi piace iniziare sottolineando come ogni approccio psicoterapico presente in Italia, e riconosciuto dalle autorità competenti, è valido ed efficace. Valido ed efficace però, se e solo se la persona riesce a fidarsi del terapeuta al quale decide di rivolgersi, instaurando con lui una buona alleanza.
L’approccio con il quale lavoro, che ho scelto e che riconfermo ogni volta che arrivo alla fine delle mie giornate lavorative, si basa proprio sulla ricerca di una forte alleanza terapeutica fra cliente e professionista, così da creare un luogo dove le persone possono sentirsi comodi e sicuri nell’avventurarsi in una delle attività spesso banalizzata, ma fra le più difficili e faticose: quella di cambiare.
“L’approccio centrato sulla persona” di Carl Rogers si basa su alcuni assunti fondamentali che provo qui a spiegare:

  • Ognuno di noi ha una tendenza a sviluppare al meglio il proprio potenziale.

Questo potenziale è assolutamente personale e ogni organismo cercherà di “evolversi” al meglio a seconda delle situazioni che dovrà affrontare nella propria vita. Questa tendenza può essere agevolata, se si nasce e cresce in ambienti positivi, o può essere ostacolata, se ad esempio si devono affrontare situazioni socialmente difficili, traumi o abbandoni.
Quando questa tendenza è osteggiata, è come se l’individuo perdesse il contatto con sé perdendo  l’equilibrio e il “dialogo” fra la sua parte cognitiva e la parte emotiva.

  • Ogni persona ha in sé  tutte le risorse necessarie per poter adattarsi al mondo.

Perché l’equilibrio psicologico si possa ristabilire, è necessario attingere alle risorse che sono presenti nell’individuo. L’approccio di Rogers vede le persone primariamente non come soggetti passivi, ma come agenti capaci di riprendere in mano il potenziale che è già dentro di loro. Questo processo passa da una ricerca di nuova e migliore autoconsapevolezza e di una conseguente autoregolazione.
Più riesco ad ascoltare me stesso a pieno, mettendo insieme il mio mondo emotivo (ascoltando quindi ciò che mi fa stare bene e ciò che mi ferisce o fa arrabbiare) e il mio mondo di idee razionali (valori, credenze, ragionamenti pragmatici),  più sono in grado di vedere i miei meccanismi disfunzionali e cominciare un po’ alla volta a cambiarli.

  • Ogni essere umano è unico e irripetibile

L’approccio centrato sulla persona ha, fra le sue radici questa tesi centrale, ormai verificata dalle neuroscienze. Non esistono due cervelli uguali e quindi due funzionamenti uguali. Ciò significa che ogni persona ha un suo mondo di significati e modi di vivere assolutamente unici. Anche se, a volte possono sembrarci simili, ognuno ha radici diverse e vive le esperienze in un modo soggettivo. Per questo motivo non si ritiene utile usare protocolli standardizzati; ogni terapia è un percorso diverso che viene creato incontro dopo incontro.

  • Ci sono 3 condizioni necessarie e sufficienti per il cambiamento della personalità.

Affinché la persona possa sviluppare una maggiore autoconsapevolezza non si passa attraverso test, compiti o tecniche strutturate, ma tutto avviene all’interno della relazione terapeutica; relazione nella quale il terapeuta non spiega o insegna nulla, non da consigli o suggerimenti, ma cerca di aiutare il soggetto a leggersi e a capirsi.
Gli ingredienti di questa relazione sono:

  1. la congruenza: il terapeuta è autentico nella relazione con il cliente e interagisce con lui onestamente, senza usare maschere o atteggiamenti costruiti. Per poter ascoltare e comprendere pienamente, il terapeuta deve essere in contatto con i propri sentimenti in modo da non confonderli con quelli provati dalla persona che si sta narrando. Riuscendo ad ascoltarsi e quindi a gestire i propri vissuti, il terapeuta può lasciare lo spazio necessario alle persone per raccontarsi liberamente.
  2. L’accettazione incondizionata: il terapeuta accetta senza giudizio i vissuti emotivi del cliente. Questo nn vuol dire che tutti i comportamenti sono accettati, lo sono però gli stati d’animo della persona che si apre, narrandosi in tutte le sue difficoltà.
  3. I vissuti del cliente devono essere ascoltati e compresi con il terzo ingrediente, l’empatia. Attraverso una comprensione empatica, il soggetto può riuscire ad accettare e comprendere ciò che prova, ad accettarsi e quindi, solo allora, provare a cambiare alcuni aspetti di sé.

Date queste premesse, diventa chiaro che ogni percorso terapeutico è diverso. Ogni persona cercherà di sviluppare il proprio potenziale smontando i meccanismi disfunzionali creati nel corso della propria vita. Essendo tutti questi aspetti unici e soggettivi, il terapeuta non può intervenire dall’esterno dando indicazioni, consigli o interpretazioni; egli sarà un “co-pilota”, una figura che aiuterà, tramite un ascolto empatico, il cliente a capirsi e a cambiare trovando un equilibrio psicologico migliore.


Dott. Diego Tosi
Psicologo Psicoterapeuta a La Spezia e Firenze

Mi occupo di

  • Psicoterapia individuale
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